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31.08.2020 Attualità Tutti Svizzera Il lavoro minorile è in aumento

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Già prima della pandemia, 152 milioni di bambini erano costretti a lavorare. A causa della crisi economica, fino a 420 milioni di persone sono minacciate dal baratro della povertà, il che implica il lavoro minorile per i loro figli.

Berna – “Il lavoro minorile è un problema riconducibile alla povertà e attualmente sta aumentando a un ritmo preoccupante”, afferma Erika Dittli, responsabile dei programmi presso SOS Villaggi dei Bambini Svizzera. A seconda dei relativi sviluppi economici, l’ONU stima che il numero di persone che vivono nella miseria aumenterà da 80 a 420 milioni a seguito della pandemia scatenata dal coronavirus.

L’interruzione degli studi scolastici come trappola

“All’origine del lavoro minorile c’è sempre una famiglia disperata che lotta per la mera sopravvivenza”, spiega la responsabile dei programmi Dittli. “Durante il lockdown mondiale, molti genitori che lavorano su base giornaliera hanno perso il proprio reddito. Lo stesso destino minaccia ora milioni di altre famiglie a causa della recessione economica. Se i guadagni non sono sufficienti a sfamare la famiglia, i figli devono lavorare”. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che durante la serrata globale molte ragazze e molti ragazzi hanno dovuto interrompere i propri studi. “Questa è l’anticamera del lavoro minorile”, avverte Dittli. Alla luce delle attuali circostanze, è molto probabile che i bambini debbano contribuire al reddito familiare e che non si dedicheranno mai più alla propria istruzione.

I programmi di rafforzamento familiare contro il lavoro minorile

Già prima dello scoppio della pandemia legata al coronavirus si contavano 152 milioni di bambini costretti al lavoro minorile, il che significa quasi uno su dieci a livello globale. Di questi, 73 milioni sono stati costretti a eseguire lavori particolarmente duri. Le Nazioni Unite hanno stabilito nei propri obiettivi di sviluppo di porre fine al lavoro minorile entro il 2025. “Ci stiamo allontanando rapidamente da questo obiettivo”, afferma Dittli. “Finora la nostra maggiore preoccupazione è stata che i progressi sono troppo lenti. Ora temiamo di compiere un salto indietro di anni”.

Soprattutto nei paesi economicamente deboli, le famiglie non possono contare quasi per niente sul sostegno statale; al contrario, i programmi esistenti subiscono tagli perché il denaro viene utilizzato per contenere la pandemia. “Per proteggere i bambini dallo sfruttamento sono necessari programmi di sicurezza sociale, programmi educativi e sostegno alle famiglie. Solo quando i genitori guadagnano abbastanza per provvedere ai propri figli, i bambini hanno la possibilità di essere istruiti e di un futuro plasmato in autonomia”, sottolinea Dittli.

SOS Villaggi dei Bambini lotta quindi contro il lavoro minorile su più fronti:

  • Finanziando il materiale scolastico per le famiglie colpite dalla povertà.
  • Con offerte di formazione e perfezionamento professionale e la concessione di microcrediti per i genitori che vogliono migliorare il proprio reddito.
  • Con l’istituzione di asili nido, in modo che i bambini non vengano lasciati a se stessi quando entrambi i genitori devono lavorare.
  • Con un lavoro di sensibilizzazione e una consulenza legale per i bambini e le famiglie interessate.
  • Con pressioni politiche nei confronti dei governi, degli organismi internazionali e delle istituzioni locali.

SOS Villaggi dei Bambini Svizzera sta raccogliendo fondi per queste misure nella propria campagna autunnale. Ulteriori informazioni al sito www.sosvillaggideibambini.ch/lavoro-minorile

Contatto per i media:
Nathalie Rutz
Portavoce Fondazione SOS Villaggio dei Bambini Svizzera
Tel.: 031 979 60 64
E-mail: nathalie.rutz@sos-kinderdorf.ch

Responsabile del contenuto:

Nathalie Rutz

Sono un addetto alle comunicazioni responsabile dei diritti dei bambini di tutto il mondo.

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