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10.05.2019 Aiuto d'emergenza Attualità Programma di aiuti Tutti Nepal I problemi non sono risolti

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Ishwori Sharma (59) lavora per SOS Villaggi dei Bambini da oltre 30 anni. Tra i suoi incarichi, l’insegnante, il direttore scolastico e il responsabile progetti. In qualità di direttore di SOS Villaggi dei bambini in Nepal ha attualmente sotto la propria responsabilità oltre 18ʼ000 bambini e giovani a rischio, assistiti e accompagnati da 890 collaboratori nell’ambito di 45 programmi realizzati in dieci sedi diverse.

 

Ishwori Sharma, pensa che il terremoto del 2015 si possa definire una catastrofe dimenticata?
Assolutamente sì, perché il mondo esterno, l’opinione pubblica mondiale ha dimenticato le sofferenze e rivolge la propria attenzione altrove: ci sono guerre, altri terremoti e tsunami terribili,
come quelli verificatisi ad esempio in Indonesia. Ma per la gente colpita qui in Nepal la catastrofe non è ancora dimenticata, perché la ricostruzione procede molto a rilento e tante famiglie che hanno perso del tutto la loro fonte di sostentamento non possono sicuramente affermare che stanno di nuovo davvero bene. Anche se la loro casa è eventualmente di nuovo in piedi, non significa
che sia stata ripristinata l’intera infrastruttura del paese. E poi c’è il trauma, che non tutti hanno già elaborato. Sono persone che soffrono ancora, e tanto.

In che modo il Nepal risente del fatto che i media ora raccontano di altre catastrofi?
È un problema, perché c’è ancora una forte situazione di bisogno e necessità di aiuto. Tante famiglie sono ancora in attesa di intervento da parte del governo o delle organizzazioni umanitarie.
Molte di loro vivono ancora in alloggi provvisori, in cui in estate fa troppo caldo e in inverno troppo freddo. La maggior parte delle organizzazioni umanitarie sono partite dopo i primi aiuti di
emergenza. Non però SOS Villaggi dei Bambini. Eravamo qui già prima e ci siamo tuttora. È un segno importante per la popolazione.

Com’è oggi la situazione in Nepal, a più di tre anni dall’evento?
Col tempo è andata un po’ migliorando. La gente ha imparato ad affrontare la situazione. Molti hanno ripreso la vita normale di tutti i giorni. Ma coloro che hanno perso tutto vivono in situazioni
difficili e stentano a riprendersi.

È una situazione che riguarda una piccola parte della popolazione?
No, perché purtroppo solo una piccolissima frazione fra i più colpiti ha ricevuto aiuto. La porzione più grande continua a soffrire enormemente. I problemi non sono risolti. Alle attuali difficoltà, si aggiunge il monsone.

Ha peggiorato la situazione?
Per fortuna quest’anno il monsone è stato meno furioso di altri anni. L’anno scorso ci sono stati morti; quest’anno ha piovuto sì violentemente,
ma non si sono verificate distruzioni di portata simile alla solita.

Quali sono le principali sfide che deve affrontare il Nepal?
In futuro, il paese dovrà concentrarsi di più sullo sviluppo socio-economico. Sono certo che l’attuale governo lavorerà soprattutto in questa direzione. Noi di SOS Villaggi dei Bambini dobbiamo porre più peso su forme alternative di accompagnamento. Sinora ci siamo concentrati sull’assistenza nel villaggio dei bambini nel lungo periodo, seguendo quindi i bambini fino all’autonomia. Da dopo il terremoto è esploso il bisogno di accompagnamento da parte dei piccoli che hanno perso i genitori o che corrono il rischio di perdere le cure genitoriali. Noi, però, non possiamo costruire centinaia di villaggi dei bambini. Per questo stiamo puntando sull’accudimento dei familiari, una forma di accompagnamento molto efficace: con un impegno finanziario minimo, si può garantire il diritto all’assistenza, alla protezione e alla salute. Nel prossimo futuro, dovremo anche riflettere su come sfruttare in via temporanea l’accompagnamento di breve periodo finché non può essere garantita l’assistenza definitiva al bambino. E poi rafforziamo le comunità, per mettere le famiglie nelle condizioni di provvedere autonomamente a se stesse e ai propri figli potendo contare su una base solida. Per me in futuro la priorità di SOS Villaggi dei Bambini in Nepal deve essere senza ombra di dubbio il rafforzamento delle famiglie all’interno di un approccio comunitario.
Così possiamo raggiungere un numero ancora maggiore di bambini in difficoltà.

L’accompagnamento alternativo ha un effetto più duraturo dell’accompagnamento nel villaggio dei bambini?

Direi proprio di sì. Con i programmi di rafforzamento familiare seguiamo attivamente le comunità per un periodo di 3-5 anni, perché vogliamo essere sicuri che le famiglie siano in grado di sostenersi autonomamente. L’aiuto all’autoaiuto è una forma di aiuto dall’effetto duraturo. Anche l’accudimento da parte dei familiari è efficace nel tempo, perché è una forma di custodia che si
sposa naturalmente con il contesto socio-culturale del paese. È una consuetudine dalle radici storiche: parenti che si occupano di un bambino che abbia perso le cure genitoriali e che non lo fanno
soltanto se, per ragioni finanziarie o di altro tipo, non possono permetterselo.

Cos’ ha fatto esattamente SOS Villaggi dei Bambini nella fase successiva al terremoto sino a oggi?

Siamo intervenuti in diversi modi. Subito dopo il terremoto, abbiamo allestito aree a misura di bambino per scongiurare il pericolo della tratta di esseri umani e consentire ai genitori di ripristinare la normale quotidianità. Poi abbiamo aiutato la ricostruzione dei mezzi di sussistenza, consentendo per esempio anche ai bambini di poter continuare a ricevere un’istruzione il più
rapidamente possibile. In alcune aree fortemente colpite dalla catastrofe abbiamo anche aiutato la popolazione a ricostruire le abitazioni. Ci siamo poi impegnati strenuamente per assicurare la ristrutturazione degli edifici scolastici.

Quali insegnamenti trae SOS Villaggi dei Bambini
dalla catastrofe sismica?

Subito dopo la catastrofe, ci siamo recati nella zona terremotata. Non sapevamo cosa aspettarci. E chiaramente, nel caos, non sono mancati gli
errori. Ma dagli errori abbiamo imparato molto. Grazie all’esperienza fatta, siamo stati per esempio già molto più professionali e organizzati nel
gestire l’inondazione dello scorso anno. I nostri interventi di emergenza sono ora molto più sistematici e sono preparati e pianificati meglio. E con
corsi di formazione mirati prepariamo i bambini sotto la nostra custodia, i collaboratori e la popolazione ad affrontare eventuali situazioni di emergenza.
Il terremoto ci ha dato anche l’occasione di migliorarci, se proprio vogliamo trovare qualcosa di positivo in questa terribile tragedia. (iru)

 

Ishwori Sharma (59) lavora per SOS Villaggi dei Bambini da oltre 30 anni.

 

 

 
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